COLLE MORA – SAGRANTINO

In giro per l’Umbria, eccoci a Montefalco. Non a caso. Con il nostro gruppo di amici FISAR avevamo già fatto, in periodo pre-covid, un giro per cantine e ci era rimasta la voglia di approfondire la conoscenza del territorio e dei suoi prodotti. Colpisce la singolarità del posto: un terrazzo dal quale si ammira mezza Umbria, con tante colline ricoperte di vigneti e uliveti.

Pendenze variabili, tanti microclimi e terreni misti argilloso-calcarei, più o meno profondi secondo le diverse pendenze. Questa grande varietà la ritroviamo nel prodotto delle varie cantine, il che ci fornisce la scusa giusta per provare e riprovare senza sentirci in colpa…

Cosa beviamo? Il territorio ci offre tre DOC (Montefalco Bianco a base di Trebbiano Spoletino, Montefalco Grechetto a base di Grechetto, Montefalco Rosso a base di Sangiovese, Sagrantino e piccole quote di altri vitigni) e due DOCG (Sagrantino e Sagrantino Passito). Tanta roba in poco spazio!

Simone e Michela ci accolgono nella loro cantina, Colle Mora, che ci ha segnalato un amico comune. Piccola realtà rispetto ai colossi del territorio, ma davvero ricca di cultura enologica. La superficie vitata, 6 ettari, è ben articolata e lo si capisce dalla varietà della produzione. Non si diserba e la fertilizzazione è assicurata con la tecnica naturale del sovescio. Fitofarmaci solo quando strettamente necessari e a base di rame.
La produzione, ripartita tra le diverse DOC e DOCG, è di 20.000 bottiglie. Ma che bottiglie!

Abbiamo degustato tutta la gamma, incluse le nuove ”proposte” suggerite dall’instancabile spirito di ricerca di Simone, che conosce bene la sua vigna e il suo territorio e non si accontenta dell’attuale punto di arrivo.
Scegliamo dalla produzione i campioni da degustare. Degustazione fatta in casa, tra un sorso e l’altro fettine di pane profumato con l’olio del loro piccolo oliveto. Percorso in qualche modo obbligato, ma ”pour cause”…

Il Bagnolo, Trebbiano Spoletino in purezza, un bel giallo paglierino con bagliori dorati, ha profumi di frutta gialla, pesca e albicocca, una buona mineralità, una giusta freschezza, un buon equilibrio.

Il Cor de Muro, Montefalco Rosso, rosso rubino brillante, sfumature violacee. Come da disciplinare, Sangiovese, Sagrantino e a completamento Merlot. Al naso è delicato ma caratteristico, come suggeriscono i vitigni costituenti, quindi sentori molto persistenti di frutti di bosco e gusto pieno e giustamente tannico. Insieme a una lunga persistenza, fa pensare a una potenzialità di invecchiamento in bottiglia – e in una buona cantina – di 5-10 anni.

Il Bove, Sagrantino in purezza,rosso rubino intenso. Abbiamo sentito confettura di frutti rossi (more, visciole), spezie, vaniglia, note balsamiche. Profumi pieni e intensi, vellutati, non smetteresti mai di annusare. In bocca si ritrovano i profumi, con un tannino morbido e promettente. Persistenza lunghissima. Simone ci ha suggerito di leggere l’etichetta dopo la degustazione: incredibile!

Il Curato,Sagrantino Passito conclude il giro “classico”. Rosso rubino molto intenso, quasi impenetrabile, riflessi granati. Naso ricchissimo, con i sentori del Sagrantino arricchiti da note di ciliegia sotto spirito, buccia di arancia candita, frutta secca. Dolce, ha un finale fresco inaspettato ma molto piacevole. Persistenza infinita! Per inciso, il Passito è la versione primigenia del Sagrantino.

Infine, un nuovo nato a Colle Mora, un vino senza solfiti e senza lieviti e quindi a fermentazione spontanea. Si chiama “Libero”, da uve Sagrantino e Merlot. Il nome, davvero espressivo, è nato dalla fantasia di Michela e ne indica il carattere. Un bere pulito e naturale, senza orpelli, molto trasversale. Vino da compagnia. Lo abbiamo degustato chiacchierando piacevolmente di uve, di lavorazioni, di botti, di tradizioni contadine, di nuove proposte.

Concludiamo così la nostra visita, consapevoli di non aver completato l’assaggio di tutta la gamma, che conserviamo per il prossimo “inevitabile” incontro.

Una cantina giovane come i proprietari-vignaioli, attenta alla difesa delle caratteristiche del Territorio ma anche aperta all’innovazione, intesa come esplorazione delle potenzialità offerte da quanto la vigna mette a disposizione. L’assoluta padronanza della materia da parte di Simone e la completa conoscenza della vita della cantina e dei suoi prodotti da parte di Michela: i punti di forza che assicurano lunga vita a una cantina che fa ben sperare sull’armonioso sviluppo della viticoltura nelle nuove generazioni.

Autore: Giuseppe Astori