Groppello di Revò

Siamo in Val di Non, a Revò, sul lago di Santa Giustina. Bacino artificiale creato negli anni ’50 sbarrando con una diga il Noce, per alimentare una centrale idroelettrica. Da questo intervento si sono create le condizioni per la coltivazione delle mele, per la quale la valle è giustamente famosa, ma si sono perse le coltivazioni precedenti per le quali il Territorio era conosciuto e apprezzato. Tra queste la coltivazione della vite.

Persa ma non del tutto. Piccoli vigneti a uso familiare nella parte alta del lago (700 m.) hanno fatto sopravvivere alcuni ceppi di vitigni autoctoni a piede franco, coltivati in maniera eroica su terreni fortemente scoscesi. C’è voluto il coraggio e la testardaggine di Augusto Zadra, detto El Zeremia, per salvare e valorizzare questi vitigni, avviando una piccola cantina per la produzione del Groppello di Revò, rosso di bella struttura. Scomparso Augusto, la cantina ha continuato a vivere con il figlio Lorenzo, che si è dedicato alla scoperta e alla valorizzazione di altre chicche del Territorio. Si sono così aggiunti il Maor, detto anche Groppello bianco, e il Johanniter.

Abbiamo visitato la cantina, piccola e curatissima. Acciaio e piccola barricaia. Produzione di poche migliaia di bottiglie, variabile secondo le annate. La vigna , a filari allevati a Guyot, fa toccare con mano l’estrema difficoltà della coltivazione che non può giovarsi in nessun modo di mezzi meccanici. In ogni grappolo c’è veramente il sudore della fronte e l’orgoglio di chi sente di amare profondamente quello che fa.

Abbiamo degustato tutta la produzione attuale, davvero molto interessante.
Innanzi tutto il Groppello di Revò, nelle due versioni, Vigneti delle Dolomiti IGT e Riserva El Zeremia. Stesso vitigno, più giovane il primo, interamente vinificato in acciaio, mentre il secondo, ottenuto da ceppi a piede franco di più di 120 anni, si avvale di una sosta di affinamento in barriques usate. Nel primo caso si beve un vino fresco e speziato, profumo di frutti di bosco e in bocca abbiamo colto pepe e una piacevole mineralità, un tannino che non disturba e una buona persistenza.

La Riserva El Zeremia è un vino di sorprendente complessità, frutto evidente dell’età dei ceppi, che sfruttano a fondo le caratteristiche del terreno calcareo-sabbioso, della particolare esposizione del vigneto e della sosta nel legno usato, che non regala profumi estranei ma gli conferisce una bella eleganza. Ritroviamo i profumi e i sapori della versione “giovane” ma con un corpo e un tannino che promettono lunghi anni in bottiglia. Piaciuti molto entrambi.

A seguire nella degustazione uno Johanniter, bianco fresco, fruttato e floreale. Per gli appassionati di sigle, un PIWI nato in tempi recenti da un incrocio selezionato dall’istituto agrario di S. Michele all’Adige.

Particolarmente adatto al Territorio, dove si sta diffondendo. Abbiamo completato gli assaggi con un metodo classico di Johanniter realizzato con il supporto tecnico della cantina Pravis, davvero notevole per l’eleganza e la ricchezza del bouquet. Torneremo per degustare il Maor, che troveremo imbottigliato tra qualche mese.

Dulcis in fundo, completa la gamma una piccola produzione di grappe, che esprimono tutta la complessità dei vitigni di provenienza. Del resto, siamo in Trentino!

Non pensate di trovare questi vini in enoteca; se capitate da quelle parti telefonate e fissate un appuntamento. Verrete accolti da Lorenzo che vi racconterà tutto sui suoi vini e ve li farà degustare, magari accompagnati da una buona mortandela affettata al momento.

Autore: Giuseppe Astori