LE BUCHETTE DEL VINO

A Firenze sulle mura di parecchi palazzi del centro storico esistono alcune aperture di piccole dimensioni usate per la vendita del vino direttamente in strada e chiamate BUCHETTE DEL VINO.

Nel XVI secolo i proprietari terrieri furono spronati dalla famiglia fiorentina dei Medici a coltivare la vite e vendere la loro produzione di vino senza passare attraverso intermediari. Intorno al 1532 nacquero, così, queste aperture intagliate nei muri di cantine e negozi utili ai commercianti per servire le bevande.

Altro utilizzo di questo espediente architettonico era riservato esclusivamente ai palazzi nobiliari a scopo di beneficienza. Nel piccolo vano veniva lasciata una brocca di vino o cibo per i più bisognosi e le dimensioni ridotte della apertura garantivano l’anonimato. Durante l’epidemia di peste che nel ‘600 colpì non solo l’Italia ma l’intera Europa, per continuare a vendere, i vinai utilizzavano le buchette per evitare il contatto diretto con i clienti.

Attraverso queste aperture veniva fatta passare una paletta di metallo dove erano posti i soldi che venivano subito disinfettati con l’aceto e l’acquirente poteva avere in cambio un fiasco di vino oppure riempire il suo attraverso un tubicino metallico che veniva fatto passare attraverso l’apertura.

Molto apprezzate tra il 1500 e il 1600, le buchette caddero pian piano in disuso ma sono state recentemente riscoperte in seguito alla pandemia di Covid-19 e riaperte come originali punti vendita con la stessa funzione anti contagio di tanti secoli fa.

Autore: Cristiana Torazza