VIRTU’ SACRE E TERAPEUTICHE DEL VINO

Si narra che il primo vignaiolo della storia sia stato Noè il quale, uscito dall’arca dopo il diluvio universale, piantò una vigna e dopo aver bevuto il succo della vite si ubriacò.

In seguito a questo episodio venne proclamato protettore degli ubriachi. Forse non è altrettanto noto che anche i vignaioli, i vendemmiatori, i pigiatori, i bottai, gli enologi così come le vigne e il vino stesso hanno i loro protettori. Tra questi figurano San Vincenzo Ferrer, Santa Elisabetta, San Zeno e San Giovanni.

La ragione per cui Vincenzo può godere di tale titolo, probabilmente è dovuta al fatto che la radice del suo nome contiene la parola VINO, mentre per San Giovanni apostolo, protettore dei vini del lago di Costanza, la leggenda racconta che gli venne offerta una coppa di vino avvelenato ma, facendo egli il segno della Croce sopra la bevanda, da questa ne uscì il veleno sotto forma di serpente e Giovanni potè bere senza pericolo.

Forse in virtù di questo o del fatto che i monaci ne producevano nei loro monasteri, al vino sono state attribuite virtù apotropaiche e curative fin dall’antichità.

Infatti Ippocrate e Galeno, illustri medici che la storia annovera, lo prescrivevano per disinfettare le ferite, come purgante e diuretico, nutriente e febbrifugo, ma sarà soltanto in epoca medioevale che il medico Arnaldo di Villanova lo utilizzerà riconoscendo alla bevanda qualità corroboranti e antisettiche. Bibbia, Odissea, Epopea di Gilgamesh, La coscienza di Zeno di Italo Svevo, I fiori del male di Baudelaire sono solo alcuni esempi come anche nella letteratura italiana e internazionale, si faccia menzione dei vizi e delle virtù della preziosa bevanda.

Anche la musica la celebra. In quella del passato non mancano riferimenti alle libagioni dionisiache, a cominciare da J. Strauss figlio con il valzer corale “Vino, Donne e Canto” un vero e proprio inno al buon umore che il vino può trasmettere. Frequenti riferimenti emergono anche dalle opere liriche a cominciare dal famosissimo brindisi che recita “Libiamo, libiamo nei lieti calici” nella Traviata di G. Verdi o nel Don Giovanni di Mozart in cui si cita il MARZEMINO (tra l’altro vino prediletto dal famoso musicista) che ci testimonia come tale vitigno fosse famoso sin da allora e nella quale opera è evidente l’effetto taumaturgico che questa bevanda suscita nel protagonista. Questi sono solo alcuni piccoli esempi nel grande firmamento della
musica.

Che dire poi della pittura.
Nell’iconografia occidentale, spesso vino e immagine hanno trovato sodalizio, glorificando nelle opere d’arte una delle bevande più amate. I vasi greci abbondano di scene dedicate al dio Dioniso, conosciuto anche
come Bacco. La storia dell’arte trova in Caravaggio il continuatore di questa tradizione, infatti alcuni suoi dipinti ritraggono questa divinità.

Anche il rapporto tra vino e cristianesimo viene raffigurato in molti quadri tra i quali “Le nozze di Cana” e “Ultima Cena”. In scultura “Il Ciclo dei mesi”, in cui Settembre è legato alla vendemmia, è solo un esempio di come un buon bicchier di vino, attivando tutti i nostri sensi, possa portare attraverso il piacere al trionfo del gusto.

 

Autore: Cristiana Torazza